giovedì 27 aprile 2017

Jungle Town

Soggetto e sceneggiatura: Tito Faraci
Disegni e copertina: Giorgio Cavazzano
Editore: Walt Disney Company – Buena Vista Lab
N° pagine: 80
Data d'uscita: Marzo 2006
Prezzo: € 6,90

È uscita in tutte le edicole i primi di marzo ed è stata presentata al Salone del fumetto Napoli Comicon, che si è svolto a Napoli a Castel Sant’Elmo dal 3 al 5 marzo 2006, "Jungle Town", la quarta graphic novel della collana Buena Vista Lab.
Scritta da Tito Faraci, autore di "Topolino Noir", "Brad Barron" e "L’ultima battaglia", e disegnata da Giorgio Cavazzano, "Jungle Town" è una storia poliziesco - investigativa moderna e avvincente, con un’ottima caratterizzazione dei personaggi sia dal punto di vista grafico che caratteriale, composta di 62 tavole a colori e completamente made in Italy.
Narra le vicende di una metropoli atipica che ha come abitanti animali antropomorfi: cani, gatti, topi, ippopotami.
Sullo sfondo di questa città, che non è per un nulla un ambiente bucolico e felice come si potrebbe pensare a prima vista, Adam e Rollo, due cani poliziotto, sono incaricati delle indagini sulla misteriosa morte di un topo, ritrovato nel più esclusivo golf club della città.
Questo cadavere è la miccia che rischia di far esplodere Jungle Town, mobilitando mass media e opinione pubblica.
I topi, infatti, sono discriminati e il loro movimento esige giustizia.
Se il responsabile del ratticidio non verrà trovato, la polizia potrebbe essere messa sotto accusa e i tumulti divampare in ogni strada.
Per quanto riguarda la trama e i disegni di "Jungle Town" salta subito all’occhio come il volume sia incentrato oltre che su storie di vita quotidiana e argomenti come la famiglia, l’amicizia, la vita della città e i problemi di cuore, che rimangono peraltro sullo sfondo della vicenda senza mai intrecciarsi fra loro, su temi scottanti come il razzismo e i pregiudizi verso il prossimo.
Faraci cerca di far capire al lettore, nonostante le tavole del volumetto siano troppo poche per affrontare approfonditamente questi temi, che cosa significhi oggi il concetto di diversità e quello di minoranza.
La trama poliziesca, che è solo uno dei tanti piani sul quale si sviluppa il racconto, è assolutamente banale.
Questo però non è un male proprio perchè lo scopo della storia è il mostrare un’allegoria della nostra civiltà, dove alle varie tipologie di persone sono sostituite le diverse specie animali.
I personaggi, che si discostano da quelli Disney ma sono a loro molto vicini sia fisicamente che caratterialmente, sono il punto di forza della vicenda.
La storia è impreziosita oltre che dagli ottimi disegni di Cavazzano da numerose trovate narrative e spunti di riflessione dai toni adulti che Tito Faraci dissemina per l’albo: dal tema del razzismo tra le specie, alle raffinate strizzate d’occhio al mondo degli adulti, alla vita di coppia in tutti i suoi risvolti.
In appendice alla storia ci sono poi 16 pagine di servizi riccamente illustrati che forniscono approfondimenti sui personaggi, sull’ambientazione e sugli autori, nonché un ricchissimo sketchbook con disegni preparatori e commenti di Giorgio Cavazzano e Tito Faraci sul making of dell’opera.
Alla luce di quanto detto si può quindi affermare, senza paura di smentita, che Jungle Town è una lettura consigliatissima, e sicuramente la migliore graphic novel della collezione Buena Vista Lab vista finora.

mercoledì 5 aprile 2017

Jacovitti in Giallo


Storie e disegni: Benito Jacovitti
Editore: Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri
Data di uscita: Ottobre 2004
N° Pagine: 160
Prezzo: € 18,00 

 
Nel 2004, curato con molta competenza e passione da Gianni Brunoro, è uscito "Jacovitti in Giallo" un bellissimo volume, edito in brossura rilegata da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, dedicato interamente all’estro del vulcanico Benito Jacovitti e alle sue creazioni che ruotano attorno all’universo del giallo catturato in tutte le sue sfumature.
Per le due o tre persone che ancora non conoscono Jac o lisca di pesce, pseudonimi con i quali Jacovitti frequentemente ha firmato i propri lavori che hanno toccato con uguale ironia numerosi generi narrativi, traccerò brevemente una sua biografia.
Nato a Termoli nel 1923, in oltre sessant’anni di lavoro, ha costruito un mondo di carta pervaso da un umorismo surreale, un universo originale e irripetibile, una sorta di paese delle meraviglie dove tutto è possibile.
Partito come collaboratore del settimanale cattolico Il Vittorioso, Jacovitti nel corso della sua attività ha disegnato storie per bambini e adulti, pirati, alieni, storie western e grotteschi kamasutra su Playmen, s’è divertito a giocare con il giallo e il noir, a sbeffeggiare eroi, totem, tabù, e ha creato un gadget scolastico mitico come il Diario Vitt.
Ha immaginato donne poppute che hanno fatto infuriare l’Azione cattolica, poster per la Dc e si è fatto cacciare da Linus per strisce che hanno irritato i lettori progressisti.
È scomparso il 3 dicembre 1997, all’età di 74 anni, stroncato da un ictus.
Tornando a parlare del volume, questo contiene sette storie a fumetti, che coprono un arco di tempo che va dal 1945 al 1957, che hanno per protagonisti i personaggi più noti dell’autore di Termoli.
Tra questi l’investigatore Cip, che esclama sempre “lo supponevo!”, assistito dallo stolido aiutante Gallina e dal cane bassotto Kilometro che si contrappone al terribile Zagar, il giornalista Tom Ficcanaso, i gangster Jak Mandolino e Gionni Chitarra e i tre P.
Queste avventure, introdotte brillantemente dalla prosa colta e articolata di Gianni Brunoro, toccano molti generi della letteratura poliziesca come il mystery, il noir e l’hard boiled.
Si tratta di storie nere, sadiche, crudeli, ma in cui prevale il tono grottesco e pertanto piene di disincanto, che la narrazione beffarda riscatta da un ipotetico sapore di cinica durezza.
Un volume veramente eccellente insomma che non può mancare sullo scaffale sia dell’appassionato di fumetti che di letteratura poliziesca.

venerdì 10 febbraio 2017

Il metodo del coccodrillo

Autore: Maurizio De Giovanni
Editore: Einaudi
Collana: Stile Libero Big
Anno di uscita: 2016
N° Pagine: 292
Prezzo: 14.00 €

Pubblicato originariamente nel 2012 per Mondadori e ristampato nel 2016 nella collana di Einaudi Stile Libero Big, “Il metodo del coccodrillo” è un libro giallo scritto da Maurizio De Giovanni.
Ambientato in una Napoli contemporanea, in cui l'indifferenza sembra diventata una nuova piaga sociale e chi vuole può uccidere restando invisibile, questo volume si distacca dalla produzione letteraria precedente dello scrittore partenopeo, in cui un triste commissario della regia polizia, Luigi Alfredo Ricciardi, si muove nel capoluogo campano degli anni '30 del novecento, ma non per questo è meno bello e affascinante.
In questa cittadina, che non è come a prima vista si potrebbe immaginare ma decadente, cupa, opprimente, distratta e confusa, un misterioso killer, che lascia sulla scena del crimine fazzoletti bagnati di lacrime e che per questo viene soprannominato “Il coccodrillo”, colpisce vittime all'apparenza casuali: il figlio di una infermiera senza marito, la rampolla di una famiglia borghese e l'unico erede di un medico famoso, vedovo e dedito unicamente al lavoro.
A lui si contrappone l'ispettore Giuseppe Lojacono, un anonimo funzionario di polizia molto tormentato ed emarginato, che sopravvive tra una partita a scopa con il computer e l'altra, separato dalla moglie e lontano da una figlia adolescente che non vede da tempo, dopo essere stato allontanato dalla squadra mobile di Agrigento a causa di accuse da parte di un pentito di collusione con la mafia.
Questo ennesimo poliziotto, che è diventato in seguito protagonista della serie di romanzi iniziata con “I bastardi di Pizzofalcone”, da cui è stato tratto anche l'omonimo serial televisivo, richiamato in servizio per il suo fiuto nelle indagini, insieme al sostituto procuratore sardo Laura Piras, si muoverà nei meandri di una metropoli che sonnecchia tra pioggia e mare e scoprirà che dietro a questi omicidi, apparentemente scollegati tra di loro, si nasconde una storia di amore e di vendetta.
Opera dura, disperata, realistica, ruvida, dalla scrittura solida e diretta e dalle ambientazioni uggiose e tetre, “Il metodo del coccodrillo” vede fronteggiarsi due persone, molto ben connotate sia fisicamente che psicologicamente, a prima vista molto diverse tra loro ma che, con lo scorrere della narrazione, si scoprirà avere molte caratteristiche in comune.
Ai due, fanno da contorno una moltitudine di personaggi, dalle peculiarità proprie e ben definite, che insieme agli ambienti, che comunicano tristezza e solitudine, delineano una storia che, nonostante abbia toni e caratteri del noir, tocca argomenti sensibili e delicati e lascia il lettore esterrefatto e commosso di fronte ad un finale toccante e inaspettato.
Alla luce di quanto scritto, possiamo quindi affermare, senza paura di smentite, che la lettura di questo libro, piacevolissimo, dallo stile impeccabile e semplice, scritto da un autore che dedica molta attenzione al background e agli attori di una vicenda avvincente, concitata e non banale, sia caldamente consigliata non solo agli appassionati di letteratura gialla, ma anche a chi voglia aver a che fare con eroi a tutto tondo e con storie intense e profonde che facciano riflettere.

mercoledì 8 febbraio 2017

Pagine ingiallite [3] Francesco Mastriani e “Il mio cadavere”

Francesco Mastriani
Intellettuale trasversale la cui produzione attraversa tutto l' 800, Francesco Mastriani nasce a Napoli nel 1819 da agiata famiglia borghese.
Attivo giornalista, drammaturgo, precursore della narrativa sociale e di denuncia e anticipatore dei temi che hanno condotto alle grandi correnti del verismo e del meridionalismo, questo artista è interessante per questa rubrica dedicata al giallo perché è l'autore de “Il mio cadavere”, considerato da molti studiosi il primo libro di questo genere ad esser stato scritto in Italia.
Pubblicata nel 1852 a puntate sulle pagine del quotidiano partenopeo Roma e in volume nel 1853 dall'editore Rossi di Genova, quest'opera, sullo sfondo della Napoli del 1826, narra le vicissitudini di quattro persone: Daniele, un giovane maestro di musica che nel corso della narrazione si scoprirà essere ben altro, Lucia, che si ritrova a far da madre ai propri fratelli dopo la dipartita dei propri genitori, Edmondo, un ricchissimo baronetto vittima del proprio tenore di vita decisamente dissoluto ed Emma, ereditiera di una nobile famiglia spagnola.
Questi personaggi, a cui fanno da contorno numerose altre figure minori fondamentali però per la felice risoluzione delle trame del testo in cui confluiscono elementi vari e diversi in un intreccio ricchissimo e appassionante, hanno in comune il legame con un cadavere e sono protagonisti di vicende amorose e nere che, pur se concepite più di cent'anni fa, non sfigurerebbero in un romanzo giallo odierno.
Un tratto che differenzia quest'opera dalla produzione letteraria noir moderna sta nel fatto che in questo volume non c'è il classico investigatore o funzionario di polizia che esegue indagini sulle morti di cui è disseminato il romanzo.
La narrazione in terza persona è affidata ad una figura esterna che, oltre a rendere partecipe il lettore delle azioni, delle considerazioni e dei pensieri dei protagonisti, presenta le numerose persone che si incontrano nel dipanarsi della vicenda.
Una curiosità da mettere in evidenza è che nel 2010, esattamente 158 anni dalla pubblicazione originaria, questo testo, scritto originariamente in un italiano ottocentesco, è stato riscoperto dal giovane scrittore viareggino Divier Nelli che, dopo averlo rivisitato alleggerendone la lingua senza nulla togliere o aggiungere però alla trama originaria avvincente e ricca di colpi di scena, lo ha reso il primo titolo dei Gialli Rusconi, collana, che affianca opere inedite e contemporanee a testi del passato, dedicata dal gruppo editoriale emiliano Rusconi Libri alla narrativa di tensione italiana e straniera.
Quest'operazione, che ha fatto storcere il naso ai puristi, si inquadra nella volontà dell'autore versiliese di restituire alla moltitudine degli appassionati il piacere della riscoperta dei classici della letteratura del passato e di permette ai lettori moderni di affrontare questo romanzo con più agio e di apprezzarlo.
Alla luce di quanto scritto non si può quindi che lodare Nelli per la coraggiosa operazione attuata e consigliare la lettura di questo testo, che per trama e colpi di scena non ha niente da invidiare alla produzione contemporanea, ad ogni appassionato di letteratura di genere e non.


giovedì 2 febbraio 2017

Musica Nera

Autore: Leonardo Gori
Editore: TEA
Data di uscita: Febbario 2017
N° Pagine: 350
Prezzo: 14.00 €

"Musica nera", libro uscito nell’aprile 2008 per la casa editrice Hobby & Work e ristampato nel 2017 da TEA, dopo che numerosi capitoli sono stati riscritti e alcuni inediti, fra cui una "coda" di Marco Vichi che anticipa la nuova storia bordelliana, sono stati aggiunti, è un romanzo dello scrittore fiorentino Leonardo Gori che ha per protagonista il colonnello dei carabinieri Bruno Arcieri.
Ambientata nella Versilia del 1967 alle porte del boom economico, la vicenda inizia con con la morte di un ammiraglio in pensione annegato in una fossa di liquami industriali.
Ai funerali partecipa anche l’amico Bruno Arcieri, ex colonello del Sifar, Servizio Informazioni Forze Armate, ormai sessantenne e sempre di più alle prese col suo passato, cui l’incidente lascia qualche dubbio.
A questi dubbi si somma un’altra stranezza, un gruppo di donne vestite di nero che ogni sera scruta il mare in silenzio.
Sarà però la musica jazz, passione del protagonista durante la sua giovinezza, suonata dalla tromba di un misterioso musicista dal nome d’arte di Tom, a condurlo in una trappola assassina, a cui sfugge per miracolo.
Proprio per darsene ragione e scoprire le radici di vari omicidi insoluti, come tra gli altri quello di una famiglia ebrea massacrata nel 1944, di un faccendiere legato ai servizi segreti di Salò e dell’equipaggio di un sommergibile colato a picco nel Tirreno, Arcieri condurrà un’indagine privata.
Questi misteri, destinati a scoperchiare un intrico di trame eversive e interessi personali di assoluto cinismo, che sporcano l’Italia del 1945 come quella del boom economico, sonno tutti collegati alla guerra, all’armistizio dell’otto settembre del 1943, al cambio di alleanze e ad ex fascisti che sono riusciti a cambiare faccia prima di essere messi al muro o arrestati.
Un intreccio torbido, con doppi e tripli giochi che coinvolgono anche servizi segreti esteri e alcuni ex colleghi di Arcieri.
Giochi in cui egli stesso diviene, in qualche modo, una pedina per un disegno, per un piano che non riesce nemmeno a comprendere fino in fondo.
E alla fine del libro un’ultima incredibile sorpresa che lascia l’amaro in bocca al lettore per l’immediatezza con la quale si conclude la vicenda.
Romanzo poliziesco ad alta tensione che, come la musica jazz che gli fa da sfondo, è caratterizzato dai cambi di ritmo e basato su improvvisazioni e virtuosismi, "Musica Nera" è un viaggio nella memoria di una generazione che ha ricostruito l’Italia a favore di tutti ma per il vantaggio di pochi e una rievocazione storica di una pagina fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese.
Leonardo Gori, giallista abilissimo dotato di una notevole padronanza della trama e ben attento alla psicologia dei personaggi, raduna e intreccia da maestro una serie di temi civili e politici che ancora condizionano il nostro presente, plasmandoli in un giallo esplosivo, indignato, col cuore in gola e senza un attimo di tregua.
Da notare infine la contrapposizione forte tra il personaggio di Arcieri ed il contesto storico e culturale in cui si trova ad agire.
Se nelle prime storie che lo riguardano ad un personaggio dai forti e solidi ideali si contrapponeva un’Italia tormentata dalla guerra e dagli scempi, sia fisici che morali, dei nazifascisti, in questo romanzo in particolare si ha al contrario un personaggio molto tormentato che agisce sullo sfondo di una Versilia fiorente come non lo è più stata.
Un ultima curiosità da sottolineare poi, è che anche in questo libro compare, in un cameo, il personaggio del commissario Bordelli, protagonista dei romanzi di Marco Vichi in un gioco di rimandi tra i due autori che ormai è diventato consuetudine.
Da segnalare infine, ancora una volta, la splendida copertina del pittore e illustratore Francesco Chiacchio.

domenica 29 gennaio 2017

I casi di Sherlock Holmes

Soggetto e sceneggiatura: Giancarlo Berardi
Disegni e copertina: Giorgio Trevisan
Editore: Microart's Edizioni
N° pagine: 88
Data d'uscita: Ottobre 2000
Prezzo: € 18,00

È uscito nel mese di ottobre del 2000 per la casa editrice di Recco “Microart's Edizioni” nella collana “Le Mani Comics” “I casi di Sherlock Holmes”, un volume di grande formato che raccoglie l'adattamento a fumetti, realizzato originariamente a partire dal 1986 per la rivista “L'Eternauta”, di “Uno scandalo in Boemia”, “Un caso di identità” e “La lega dei Capelli Rossi”, tre racconti che fanno parte delle opere che hanno per protagonista il detective creato, alla fine degli anni '80 del XIX secolo, da Sir Arthur Conan Doyle.
Sceneggiate da Giancarlo Berardi, che pur non discostandosi, se non per qualche piccola variazione di contenuto, dalle composizioni originali dello scrittore scozzese ha interpretato con estrema modernità i caratteri del famoso investigatore privato e del suo aiutante e amico il dottor John Watson, queste storie sono illustrate, con un tratto dalle molte linee che esaltano le ombre, l'espressività dei volti e i fisici dei personaggi principali, le cui fisionomie si basano su quelle degli attori Basil Rathbone e Nigel Bruce, e dei numerosi comprimari, da Giorgio Trevisan, disegnatore e pittore che, oltre che su queste avventure, ha affiancato Berardi su serie di grande successo come “Ken Parker” e “Julia”, testata per cui ha disegnato anche il celebrativo numero cento.
E il segno fine, cupo e allo stesso tempo estremamente raffinato dell'autore di Merano, fa assaporare al lettore anche le atmosfere nebbiose e velate di fumi della Londra di fine ottocento, ricostruita alla perfezione con zone esclusive a cui si contrappongono quartieri malfamati e brulicante di accattoni, delinquenti dal coltello facile e donne di malaffare, teatro ideale per storie di misteri e intrighi.
Sono presenti inoltre numerosi piccoli particolari che differenziano queste opere da quelle letterarie.
Le vicende che vedono Sherlock Holmes risolvere brillantemente i casi che gli vengono sottoposti sono narrate in prima persona e non, come avviene nei romanzi e nei racconti che compongono il canone, attraverso ricordi o appunti del dottor Watson, che è comunque sempre presente.
Non si fa riferimento all'uso che il protagonista fa di droghe, come morfina e cocaina, mentre sono messe in risalto la passione del personaggio per il violino, che suona con grande maestria, e il fumo della pipa, attività con cui si concentra e riorganizza le idee.
Una curiosità da mettere in evidenza infine è che in appendice al volume si trova un'interessante approfondimento, a cura di Renato Venturelli, sull'epopea cinematografica di Sherlock con una bella panoramica sui principali interpreti del personaggio di Doyle.
Se proprio vogliamo trovare una piccola pecca, la mancanza di una copertina rigida e le poche pagine di cui è composta, sebbene siano stampate su carta satinata pesante, non giustificano il prezzo a cui la pubblicazione viene venduta.
Nonostante ciò però si può affermare che questo libro, molto bello e dall'impatto visivo di grande effetto, soddisferà sia gli appassionati di fumetto d'autore che quelli di letteratura gialla classica.

giovedì 26 gennaio 2017

Altai & Jonson

Soggetto e sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni e copertina: Giorgio Cavazzano
Editore: Editoriale Cosmo
Data d'uscita: Aprile 2017

Ad aprile del 2017 uscirà la ristampa delle storie di Altai & Jonson, di Tiziano Sclavi e Giorgio Cavazzano, raccolte in volumetti formato bonellide dai tipi dell'Editoriale Cosmo.
Il giovane e mingherlino Michael Altai e il baffuto e più maturo Sarno Jonson sono una rinomata “strana” coppia di investigatori privati che vivono e lavorano a San Francisco.
I due, come ogni detective che si rispetti, hanno stabilito il loro quartier generale in un ufficio che avrebbe un urgente bisogno di una risistemata e, nonostante vivano nell’unica città d’America che ha un servizio di tram, poiché perennemente senza un dollaro, si spostano su uno scassatissimo maggiolone.
Il loro peggior nemico è il terribile gangster di San Francisco Julius Caesar e il loro referente il tenente Kennan, della polizia della città, che non li vede di buon grado.
Nonostante ciò, Altai e Jonson si distinguono per le loro imprese brillanti, anche quando, ed è la norma, i casi che devono gestire sono incredibilmente strampalati e all’apparenza addirittura irrisolvibili.
Creati da Tiziano Sclavi, lo sceneggiatore di Dylan Dog, e da Giorgio Cavazzano, uno dei più conosciuti e apprezzati disegnatori di storie Disney, le avventure a sfondo umoristico di questa coppia di detective furono pubblicate originariamente sul Corriere dei Ragazzi a partire dal 1975.
In seguito sono state ripubblicate sulle riviste Corrierboy, Il Mago e Orient Express e poi raccolte, in una serie di albi cronologici, da Alessandro Distribuzione di Bologna, da Edizioni Montego e in un volume di quasi 300 pagine da Edizioni BD.
Nel concepire la serie, Tiziano Sclavi pensava a uno stile realistico, come ricordò lui stesso: “Altai & Jonson non sono nati per un disegno così, ma per un disegno serio”.
Il merito dell’ibrido fu di Barberis, allora direttore de Il Corriere dei Ragazzi.
Fatto sta che le due prime storie di A&J furono una cosa, e le successive un’altra cosa, perché scritte pensando al disegno di Giorgio.
Comunque siano andate le cose, in questa serie giallo-ironica, la sintesi narrativa del geniale Sclavi si fonde perfettamente con lo stile nervoso e moderatamente grottesco di un Cavazzano vicino alla perfezione grafica.