sabato 3 agosto 2013

DK, Io so chi non sono

Soggetto: Mario Gomboli
Sceneggiatura: Tito Faraci
Copertina, disegni e colori: Giuseppe Palumbo
Editore: Astorina S.r.l.
Collana: Il grande Diabolik
N° pagine: 184
Data d'uscita: Aprile 20113
Prezzo: € 4,90

Com'è noto a tutti gli appassionati di fumetti italiani, le sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani, creatrici di Diabolik, per descrivere ambientazioni e dare connotazioni fisiche e psicologiche ai personaggi della nota serie a fumetti si sono ispirate ai feuilleton francesi dell'inizio del secolo scorso.
Ma cosa sarebbe successo invece se, nel creare il famoso serial, le autrici avessero guardato al fumetto americano o avessero trovato il modo di conciliare le due fonti?
Cerca di rispondere a questa domanda lo speciale “Dk, Io so chi non sono”, stampato dalla nota casa editrice Astorina S.r.l.
Scritta da Mario Gomboli, sceneggiata da Tito Faraci, disegnata e colorata da Giuseppe Palumbo, la storia contenuta nel volumetto di 184 pagine uscito nel mese di aprile nelle edicole e nelle fumetterie italiane è ambientata infatti in una realtà alternativa dove si muovono eroi che, pur ricordando per aspetto e caratteristiche quelli delle sorelle Giussani, sono qualcosa di nuovo e di diverso.
Protagonista della vicenda narrata, dove chi la popola non è mai chiamato per nome, è un re del terrore con una cicatrice sull'occhio destro, solitario, dalle mille risorse, preparatissimo, intelligente, che bazzica zone fumose e notturne, non esita a controllare gli ambienti che lo circondano, andando a scomodare persino i topi, per salvare la pelle, e ama mascherarsi per raggiungere tesori dal valore inestimabile.
Ha come modus operandi, che lo distingue dalla sua controparte che agisce nella città stato di Clerville, quello di non lasciare testimoni in giro durante le sue missioni.
Uccide infatti le persone che lo hanno visto in faccia a sangue freddo e senza utilizzare armi da fuoco.
A lui si contrappongono un giudice, dalle fattezze di Eva Kant, a capo di un fantomatico gruppo terroristico che ha deciso di sfruttare il ladro per i suoi scopi o in alternativa di ucciderlo e un ispettore in grado, dopo aver studiato ossessivamente le sue imprese, di metterlo in grossa difficoltà.
Come nella migliore tradizione però DK, che è altro rispetto a Diabolik, riesce sempre a farla franca sfuggendo ai suoi avversari con l'aiuto di un po' di fortuna, trucchi e sofisticati mezzi tecnologici da lui progettati.
Per quanto riguarda disegni e sceneggiatura di questo racconto, diviso in otto capitoli ciascuno composto da venti pagine, non a caso la stessa foliazione degli albi americani cui l'opera fa esplicito riferimento, non si possono non elogiare Mario Gomboli e Tito Faraci, che hanno dato vita ad una storia appassionante e coinvolgente che ci mostra un Diabolik lontano dall'idea delle sorelle Giussani e molto vicino ai personaggi del fumetto statunitense e Giuseppe Palumbo, che pur avendo costruito tavole in perfetto stile d'oltreoceano non ha rinunciato ad alcuni richiami a stilemi classici della serie.
Nonostante la presenza di alcuni nei come l'abbondanza di dialoghi che rende la fruizione della narrazione pesante in alcune parti del volume e una colorazione piatta e innaturale, aspetti che mi auguro verranno migliorati se questo speciale non rimarrà un caso isolato nel panorama editoriale fumettistico italiano, bisogna comunque applaudire l'Astorina per la sua voglia di sperimentare nuove strade che si sta dimostrando estremamente positiva ed efficace nell'attirare nuovi lettori.

sabato 20 aprile 2013

Topolino e la promessa del gatto

Sceneggiatura: Francesco Artibani
con la supervisione di Andrea Camilleri
Disegni: Giorgio Cavazzano
Colori: Mirka Andolfo
pubblicata su Topolino 2994
Data di uscita: Aprile 2013
N° Pagine: 39
Prezzo: € 2,40

A pochi giorni dal lancio degli episodi della nona stagione della serie televisiva “Il commissario Montalbano”, ispirata ai romanzi gialli di Andrea Camilleri, The Walt Disney Company Italia rende omaggio al noto personaggio letterario con un'avventura molto bella e particolare.
Nel numero 2994 del settimanale a fumetti Topolino, uscito nelle edicole italiane il 16 aprile 2013, compare infatti la storia dal titolo “Topolino e la promessa del gatto”.
Il racconto, disegnato da Giorgio Cavazzano con il suo inconfondibile tratto, una sintesi perfetta tra comico e realistico, valorizzato dai colori della bravissima Mirka Andolfo, scritto da Francesco Artibani, che ha curato ogni particolare del testo rendendo la sceneggiatura suggestiva e ricca di tensione, e supervisionato dallo stesso Camilleri, che appare in un cameo interpretando il signor Patò, padrone di una pensione e ospite impeccabile, è ambientato in Sicilia tra la valle dei templi e il paese immaginario di Vigatta e vede Topolino affiancare il commissario Salvo Topalbano, parodia del celebre poliziotto con tanto di nasetto ed orecchie, in un'indagine di rapimento.
Se all'inizio tra i due, per diversità culturale e di metodi di investigazione, non c'è feeling, in seguito collaboreranno all'unisono per risolvere una vicenda intricata che li vede contrapposti ad un gruppo di pericolosi criminali.
Grazie a questa intesa Topolino, e con lui il lettore, avrà modo di apprezzare un paese con i suoi meravigliosi panorami e le sue enormi contraddizioni, di entrare in contatto con le tradizioni del luogo e di imparare qualche parola del dialetto del posto.
Oltre alla poetica, alle atmosfere e al linguaggio propri dei libri dello scrittore di Porto Empedocle, resi alla perfezione da Artibani, ai due protagonisti, alle meravigliose ambientazioni e ai paesaggi della Sicilia, disegnati con dovizia di particolari da Cavazzano, in questa storia si ritrovano anche i personaggi che compongono il gruppo che coadiuva Montalbano nelle inchieste che hanno fatto amare le sue imprese da milioni di lettori in tutta Europa, anche loro resi personaggi dei fumetti.
Il braccio destro del commissario, l'agente Domenico “Mimì” Augello, diventa così Ninì Cardillo, l'ispettore Fazio si trasforma in Strazio e il centralinista Catarella, che ha il difetto di storpiare tutti i nomi e di parlare in un linguaggio tutto suo, in Quaquarella.
A questi si contrappone il boss Totò Sinatra che con i suoi tirapiedi, tra cui spiccano Prorunasu e Facciaesantu, nomi che richiamano quelli dei due briganti che affiancano il protagonista Rinaldo Dragonera nella commedia musicale di Garinei e Giovannini “Rinaldo in campo” portati in scena per la prima volta dai comici Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, causerà non pochi problemi a Topalbano e alla sua squadra.
Inutile dire che, nella più classica tradizione disney, il lieto fine è assicurato.
Alla luce di quanto scritto, per il suo mix estremamente equilibrato tra sceneggiatura e disegni, si può quindi affermare che la lettura di questa avventura sia consigliata non solo agli amanti del buon fumetto ma anche agli appassionati di letteratura gialla e ai numerosi fans di Andrea Camilleri.

sabato 6 aprile 2013

Ghost in the shell


"Ghost in the shell" è un lungometraggio d’animazione giapponese che ha conquistato numerosi premi e riconoscimenti in tutto il mondo.
Capolavoro del 1995 tratto dal manga di Masamune Shirow, diretto dal famoso regista Mamoru Oshii e realizzato dalla Production I.G, uno dei più noti studi del sol levante responsabile tra le altre cose anche delle sequenze animate di "Kill Bill vol. 1", il film, la cui trama ruota intorno all’indagine compiuta da una sezione della polizia giapponese alla ricerca di un hacker, è ambientato nell’anno 2029 dove la rete informatica la fa da padrona e dove macchine e uomini convivono.
In questo mondo ciò che differenzia l’uomo dalla macchina è ciò che viene definito ghost, l’essenza principale dell’animo umano che riempie con lo spirito vitale lo shell, il guscio, l’involucro robotico.
Protagonista della vicenda è il maggiore Motoko Kusanagi, agente speciale della Sezione 9 unità anti terrorismo cibernetico dipendente direttamente dal governo, che, coadiuvata dalla sua squadra, cerca di incastrare il Signore dei Pupazzi, un criminale che agisce sulla rete e che, per commettere i propri crimini, manipola le menti di ignare persone.
All’indagine si aggiunge anche un complotto politico, utilizzato per nascondere la vera natura del malvivente, che i componenti della squadra devono sventare.
Motoko Kusanagi, che presenta forti innesti meccanici nel suo corpo, sta attraversando un periodo di crisi di identità in quanto si sta chiedendo quanto di umano e quanto di macchina ci sia in lei.
I suoi dubbi e i suoi dilemmi trovano una risposta allorché la sezione si imbatte finalmente nel Signore dei Pupazzi, una coscienza cibernetica auto generatasi all’interno delle IA della rete a seguito di un programma virus del governo americano, che tenta di mettersi in contatto con il maggiore per fondersi con lei e dar vita ad una nuova stirpe di creature adatte al nuovo mondo tecnologicizzato
Mamoru Oshii, regista che ha una certa esperienza nel campo della fantapolitica e che ha firmato la regia dei due film animati di "Patlabor", di buona parte degli episodi della serie televisiva di "Uruseiyatsura", nonché di alcuni film dal vero, riesce a districarsi molto bene tra gli intrecci della trama, delineando con credibilità i vari personaggi che si avvicendano nella storia.
Rispetto al manga, in cui si dà spazio anche a momenti sentimentali e comici, si può affermare che l’anime abbia un’atmosfera molto più cupa.
Inoltre in "Ghost in the Shell" abbonda la violenza sottoforma di sparatorie, corpi frantumati e fiumi di sangue.
Oshii riesce tuttavia a equilibrare i tempi dell’azione frenetica e del dialogo tagliente e si pone una domanda angosciante: se la tecnica è in grado di creare androidi, capaci di ricordare e quindi di interrogarsi sulla propria identità, cosa rimane a distinguere un uomo da un cyborg?
Tecnicamente "Ghost in the Shell" è ineccepibile.
I fondali sono vere e proprie opere d’arte, riproduzioni quasi fotografiche di una città giapponese del prossimo futuro.
L’animazione è realistica e fluida e il character design è opera dello stesso Hiroyuki Okiura che ritroviamo in Spriggan e Perfect Blue.
L’uso della CG non è mai eccessivo: buona parte del fascino visivo di "Ghost in the Shell" è dovuto alle capacità degli animatori.
Per quanto riguarda le musiche, Kenji Kawai, se mai ce ne fosse bisogno, riesce a dare con le sue sonorità ancora più cupezza all’anime.
Alcune scene poi, come l’assalto finale al mech, sono rimaste nell’immaginario di tutti gli appassionati di animazione giapponese.
Cosa aggiungere?
Il fatto che i fratelli Wachowsky ne abbiano attinto a piene mani per la loro trilogia di Matrix, dice davvero tutto.

domenica 18 novembre 2012

DIABOLIK il film

ANNO: 1968
SOGGETTO: Arduino Maiuri, Adriano Baracco, tratto dal fumetto creato da Angela e Luciana Giussani
SCENEGGIATURA: Arduino Maiuri, Mario Bava, Brian Degas, Tudor Gates
REGIA: Mario Bava
FOTOGRAFIA: Antonio Rinaldi, Mario Bava
MONTAGGIO: Romana Fortini
PRODUZIONE: Dino De Laurentiis (Italia), Mariano Productions (Francia)
SCENOGRAFIA: Flavio Mogherini
MUSICHE: Ennio Morricone
INTREPRETI: John Phillip Law (Diabolik), Lucia Modugno (Prostituta), Caterina Boratto (Lady Clark), Renzo Palmer (Assistente del ministro), Mario Donen (Sergente Danek), Claudio Gora (Capo della polizia), Adolfo Celi (Ralph Valmont), Michel Piccoli (Ispettore Ginko), Marisa Mell (Eva Kant), Annie Gorassini ( Rose)

Film del 1968 voluto dal produttore Dino De Laurentiis, "Diabolik" inaugura la svolta pop del cinema di Mario Bava che culminerà pochi anni dopo con titoli come "Lisa e il diavolo" e "Cinque bambole per la luna d’agosto".
Inizialmente la pellicola doveva essere diretta dal regista inglese Seth Holt.
Mario Bava subentra nel progetto in un secondo momento e si trova nella scomoda posizione di dover girare un’opera su commissione che non risulti troppo indigesta al grande pubblico.
Per questo il regista sanremese pervade il film di un’estetica personalissima, che sposa il suo gusto visivo con le influenze delle avanguardie artistiche più in voga in quel periodo.
La fotografia, curata da Antonio Rinaldi insieme allo stesso regista, è pervasa infatti da tonalità forti, accese, spesso contrastanti, che aggrediscono lo spettatore cancellando da subito ogni idea di verosimiglianza.
Le scenografie poi, sono parte integrante dell’impostazione che Bava ha voluto dare all'opera.
A questo proposito basti pensare al look del nascondiglio sotterraneo di Diabolik, con forme e colori che mescolano disinvoltamente pop art, futurismo e psichedelia.
La sceneggiatura, nel contesto di una pellicola che trae il suo interesse principalmente dalle immagini, passa inevitabilmente in secondo piano.
In questo lungometraggio abbiamo poco più di un canovaccio, una sequenza di eventi che, oltretutto, cambiano bruscamente direzione e che servono principalmente al regista per guidare lo spettatore nel viaggio psichedelico che ha voluto proporgli.
Cancellando ogni connotazione morale del personaggio originale, il quale si caratterizzava per la sua natura anti-borghese e nelle sue azioni seguiva un codice morale che i suoi nemici non possedevano, Bava smonta e si prende gioco dei valori del suo tempo.
Alla sequenza in cui il discorso del capo della polizia viene accolto da incontrollabili risate, indotte da un gas sparso nell’aria da Diabolik, o a quella in cui il ministro delle finanze si umilia chiedendo alla nazione di pagare di propria spontanea volontà le tasse, accolto anch’esso da sbeleffi e scherno, fanno da contraltare le sequenze di Diabolik e Eva sepolti in un mare di banconote, e quella in cui il ladro decora il corpo della donna con i costosissimi smeraldi appena rubati, per poi tuffarsi, insieme a lei e ai gioielli, in una piscina.
Un’amoralità, figlia della sfiducia da sempre nutrita dal regista nei confronti della propria arte e del cinema in generale, che va a cozzare contro l’impostazione politicamente impegnata di tante pellicole di quel periodo.
Una menzione va fatta anche alla colonna sonora di Ennio Morricone, che si discosta abbastanza dalle composizioni più note del musicista proponendo motivi psichedelici e tipiche composizioni dell’epoca, sposando così in pieno il gusto pop che pervade il film.
In definitiva, si può dire di essere di fronte a un lungometraggio importante nella filmografia di Bava, oltre che anomalo all’interno del variegato panorama delle pellicole tratti da fumetti, l’unico caso, forse, in cui la trasposizione cinematografica è, in un certo senso, più fumettistica dell’originale.
Un'opera che, ancora una volta, mostra da un lato la sfiducia e l’auto-denigrazione tipiche del regista sanremese nei confronti del suo lavoro, ma che dall’altro lato ne ribadisce l’assoluta validità.

sabato 13 ottobre 2012

L'Insonne: Interferenze

Disegni e sceneggiatura: A.A.V.V.
Copertina: Filippo Curzi
Editore: Arcadia Edizioni
N° pagine: 64
Data d'uscita: Settembre 2012
Prezzo: € 5,00

“Interferenze”, nuovo capitolo della saga editoriale de “L'Insonne”, è un albo speciale, pubblicato dalle edizioni Arcadia, distribuito in occasione del settimo “Insonne Day”, festa itinerante che dal 2006 fa incontrare la deejay di Radio Straga Desdemona Metus e i suoi autori con i lettori, che si è tenuta nel mese di settembre presso la Fumetteria ARCADIA di Bergamo.
Il fascicolo, ideale seguito di “Rumori di fondo”, antologia presentata nel 2011 a San Marino, contiene, oltre a diverse pin-up, sette storie brevi del personaggio nato nel 1994 dalla fantasia di Andrea J. Polidori e Giuseppe Di Bernardo.
Questi brevi racconti, che affrontano temi di scottante attualità come: omologazione delle masse, solitudine e dipendenze, sono scritti e disegnati da autori provenienti dalle più svariate esperienze nel campo della letteratura e del fumetto.
Oltre alle sceneggiature del creatore della serie Giuseppe Di Bernardo, si fanno infatti apprezzare scritti di Federico Marchionni, grafico e letterista impiegato presso le “Edizioni Star Comics”, e di Simone Togneri, autore toscano di numerosi racconti e di due interessanti romanzi: “ Dio del sagittario” e “Cose da non dire”.
Tra i numerosi disegnatori che hanno prestato la loro matita a questa pubblicazione, tutti dotati di uno stile diverso e personalissimo, troviamo tra gli altri: Riccardo Nunzianti, Rosario Raho, Claudio Sciarrone, noto anche per aver collaborato con Disney Italia, e Luigi Criscuolo.
Da segnalare infine le tavole complete dai toni comici e surreali realizzate da Nicola Rubin e dal creatore degli FDM, ovvero i Fumetti Disegnati Male, Davide La Rosa.
Il tutto è arricchito da un'evocativa copertina dalle tematiche notturne di Filippo Curzi.
Alla luce di quanto scritto si può quindi affermare, senza paura di smentite, che la lettura di questo volumetto sia caldamente consigliata, oltre che agli appassionati della serie de “L'Insonne”, a chi in una storia a fumetti, oltre ai disegni ad effetto, cerchi contenuti che facciano riflettere.

mercoledì 3 ottobre 2012

Storie da Altrove 15: La dama che incantò Arsenio Lupin

Soggetto e sceneggiatura: Carlo Recagno
Disegni: Sergio Giardo
Copertina: Giancarlo Alessandrini
Editore: Sergio Bonelli Editore
N° pagine: 164
Data d'uscita: Settembre 2012
Prezzo: € 5,20

“Storie da Altrove”, serie a fumetti pubblicata a cadenza annuale da Sergio Bonelli Editore, è uno spin off della collana legata all'affascinante personaggio di Martin Mystère.
Nei corposi volumetti che compongono il serial, scritti, salvo rarissime eccezioni, da Carlo Recagno, si raccontano episodi ambientati nel passato di Altrove, base governativa statunitense che ha lo scopo di studiare in segreto fenomeni che vengono considerati irrisolvibili dalla scienza ufficiale.
Grazie a un divertissement letterario il ruolo di protagonisti delle avventure narrate è rivestito da personaggi storici realmente esistiti o da eroi di noti cicli letterari.
Ciò avviene anche nell'ultimo numero della collana dal titolo “La dama che incantò Arsenio Lupin”.
Ambientato nella Parigi di inizio '900, questo albo vede dapprima fronteggiarsi e poi allearsi contro una nemica comune, la contessa di Cagliostro, due icone della letteratura poliziesca, il ladro gentiluomo Arsenio Lupin e Sherlock Holmes, detective creato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle.
Grazie ad una sceneggiatura ben bilanciata e ricca di sfaccettature e ad un intreccio avvincente e incalzante in cui vengono mostrate le caratteristiche che hanno reso i due protagonisti della vicenda beniamini di migliaia di fans in tutto il mondo, questa storia farà sicuramente presa sul lettore.
Il tratto di Sergio Giardo, classico ed elaborato, pulito, cupo e ricco di particolari poi, è in perfetta sintonia con le atmosfere narrative del volume e si adatta molto bene all'epoca che è chiamato a raccontare.
Il tutto è arricchito da una copertina, in cui si avvertono numerosi influssi della cartellonistica della Belle Èpoque francese, disegnata da Giancarlo Alessandrini e colorata da Alessandro Muscillo.
Oltre alle consuete citazioni tratte da romanzi, racconti e opere a fumetti, sono presenti anche numerosi rimandi all'universo di Martin Mystère, tra cui il principale è quello riferito alla città di Atlantide.
Se proprio bisogna trovare una pecca, che non sminuisce comunque un'opera molto bella e ricca di colpi di scena, è il finale un po' affrettato che lascia più di una sottotrama irrisolta.
Alla luce di quanto scritto si può quindi affermare, senza paura di smentita, che la lettura di quest'opera è caldamente consigliata sia agli appassionati di buon fumetto che a quelli di letteratura gialla e augurarsi che le vicende lasciate in sospeso siano prima o poi concluse.

giovedì 6 settembre 2012

Sotto il mio giardino

Tratto da un meraviglioso racconto del mai troppo compianto Roberto Santini, un cortometraggio che vale sicuramente la pena di esser visto.

 Regia: Andrea Lodovichetti
Soggetto: Roberto Santini, Andrea Lodovichetti
Sceneggiatura: Andrea Lodovichetti, Luca Caprara
Fotografia: Giancarlo Lancioni
Montaggio: Beatrice Corti
Musica: Mario Mariani
Interpreti: Stefano Bottone, Alessandra Pellegrino, Katia Nani, Max Amato
Durata: 19'
Produzione: CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA
Distribuzione: CSC

Liberamente tratto dal racconto dello scrittore fiorentino Roberto Santini “Nero come le formiche”, “Sotto il mio giardino” è il cortometraggio, prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia, con cui il regista Andrea Lodovichetti e altri capi reparto hanno concluso il triennio didattico alla Scuola Nazionale di Cinema.
Scritto dallo stesso Lodovichetti con Luca Caprara, uscito nel giugno del 2007, e vincitore di numerosi premi tra cui , il premio del pubblico al Beijing Film Academy International Film Festival di Pechino, il primo premio “rivelazione internazionale” al Rhode Island International Film Festival, la menzione “selected work” al JVC International Film Festival di Tokyo, il primo premio miglior cortometraggio internazionale al Garden State International Film Festival nel New Jersey e al Seattle True Independent International Film Festival e il “Silver Award” al Las Vegas International Film Festival, questo breve film, girato nella periferia di Roma e di ambientazione gialla, ha perprotagonisti due bambini.
“Sotto il mio giardino” narra infatti la storia di Marco, interpretato da uno stupefacente Stefano Bottone, bimbo vispo e appassionato di insetti e formiche che, notando la comparsa di un grosso formicaio nel suo giardino, si convince che il vicino di casa abbia ucciso la moglie e l'abbia seppellita nella sua proprietà.
Inizierà quindi una vera e propria indagine, confidandosi con Sara, i cui panni sono vestiti dalla  coetanea Alessandra Pellegrino, che però sembrerà non credergli.
Ma Marco non si darà per vinto e continuerà ad indagare.
Il finale non sarà però quello che ci si potrebbe aspettare e le conclusioni a cui giungeranno le forze dell'ordine con l'aiuto di Marco colpiranno e spiazzeranno gli spettatori.
Per quanto riguarda la parte più propriamente tecnica, quest'opera colpisce per numerosi aspetti.
Nonostante i giovani protagonisti all'epoca delle riprese avessero entrambe otto anni, si muovono come attori professionisti agli ordini di un cast tecnico molto affiatato e compatto.
La recitazione dei due bambini non è mai sopra le righe e sono del tutto assenti quelle ingenuità che ci si potrebbe aspettare da due giovanissimi attori senza nessuna esperienza di set cinematografici.
 Assume poi grande spessore e significato, che si esemplifica nella frase clou del cortometraggio “…puoi fregare tutti, puoi fregare i vicini, puoi fregare la polizia… ma le formiche non le puoi fregare!”, una colonia di formiche, che viene ripresa sotto varie angolature e mostrata nei momenti chiave del film.
Un altro punto a favore di quest'opera è la musica, composta del pianista pesarese Mario Mariani, estremamente avvincente ed adatta a commentare la trama filmica, che non permetterà allo spettatore di staccarsi dallo schermo fino alla parola fine.
Un'ultima curiosità da sottolineare è che il film si è imposto anche al Babelgum Film Festival patrocinato da Spike Lee, dove Lodovichetti ha vinto su 1200 concorrenti provenienti da tutto il mondo: il “Looking for a Genius Award”, consegnato dallo stesso Spike Lee al regista durante la cerimonia di premiazione avvenuta a Cannes, durante il Festival del Cinema, nel maggio del 2008.
Alla luce di quanto scritto non possiamo che auspicarci che opere come questa, che scavano a fondo nella psicologia dei personaggi e mettono a nudo un mondo sommerso che sempre più viene alla luce nei fatti di cronaca, riescano ad uscire dal circuito dei festival e delle proiezioni private e vengano sempre di più immesse nel mercato dell'home video da produttori accorti e coraggiosi.